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Guido Bennati Guido Bennati

Perché acquistare , o anche solo osservare una pittura astratta se non si riferisce a nulla di concreto, di reale, di riconoscibile; perché soffermarsi
E’ quanto chiedeva un visitatore col quale mi sono trovato a percorrere lo stupendo tragitto museale della Collezione Maramotti di Reggio Emilia che, come è noto, raccoglie opere dei più svariati movimenti ed artisti dal secondo dopoguerra ad oggi.
Chi cercasse di riconoscere qualche oggetto o scorcio o realtà resterà deluso come quell’annoiato visitatore.
E allora perché una corrente pittorica, l’astrattismo appunto, vive da circa vent’anni (il primo acquerello astratto di V. Kandinskij risale infatti al 1910) , ancora prosegue ed attira a sé, quasi ad un punto di approdo . artisti dalle più diverse formazioni?
Nessun pittore nasce astrattista; prima infatti di pervenire a sintesi così estreme come quelle di rappresentare la vita senza cose, bisogna essersi ben macerati nella realtà e nella tecnica pittorica. Così è stato per il caposcuola che arriva all’astrattismo dopo tanta pittura fortemente cromatica, passionale , violenta a tratti di un espressionismo che tende alla riduzione delle forme nei loro dettagli. Si tratta per lui di una rivoluzione o , meglio, di una conversione.
A ciò Kandinskij fu spinto da rapporti con l’ambiente dell’avanguardia di Monaco che frequentò (Franz Marc e la Blau Reiter) e che lo portò per sempre all’abbandono della materia e della figurazione per addivenire alla conquista di un essenza che lui stesso chiamerà “spiritualità dell’arte”.
I temi trattati nelle sue opere riducono l’alfabeto pittorico a pochissime lettere “fino a semplici tratti, linee o punti, uniti dalla contrapposizione di colori puri”( cit. Federico Zeri in Abecedario Pittorico).
Percorso arduo, ambizioso, difficile, solitario, che il nostro Francesco Fontanesi ha percorso e sta percorrendo. E già lo possiamo ammirare in una sua fase matura.
L’autore però non è pervenuto ai risultati attuali per conversioni o frequentazioni particolari ma per una sua intima necessità espressiva.
Non è quindi la sua una resa, come era possibile accadesse, alla stanchezza della minuta descrizione dei particolari ( chi non ricorda di lui gli splendidi carrozzoni circensi degli inizi o la forza di un turgido melograno spaccato o la delicatezza di figure femminili in interno).
Né può essere la ricerca di un facile mercato. Al contrario cambiando maniera si diventa irriconoscibili e c’è da ricominciare tutto da capo.
Ed è proprio questo il tema centrale: rileggere il tuo mondo e ricominciare ogni giorno di nuovo a conoscerlo, reinventarlo, possederlo e restituirlo in segni e colori a quelli che intendano percorrere dentro di loro questa vi di rinnovamento e di ricerca.
E siamo così arrivati a rispondere alla domanda iniziale: perché soffermarsi?
Per rinnovarsi , per eliminare il dettaglio, le sovrastrutture, per alleggerire il cammino dai faticosi ed ormai inutili particolari e ridursi così all’essenziale.

Questa quindi è pittura per giovani di tutte le età che siano disposti non solo a guardare, ma anche ad amare il quadro, a consentire che i segno ed il colore ti penetrino e ti aiutino a ricordare, a ricostruire, a saper cogliere nel volgere sgangherato e rumoroso della quotidianità ciò che è irrinunciabilmente tuo e che non puoi perdere, a pena di perdere te stesso.
Quanto è delicato, difficile, pieno di responsabilità quindi il lavoro del pittore e dell’astrattista in specie: egli deve essere capace con la sua tecnica , la sua struttura, la sua esperienza, la sua non casualità di indurre gli astanti a riflettere su se stessi, a prendere tempo , a riconoscersi.
Solo nella maturità di un artista questo diventa possibile.

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